31 B 17 [88-123 K., 61-95 St.]. 1-8, 10-35 SIMPLIC. phys. 157, 25. Empedocle... così indica nel primo libro del poema Sulla natura: «doppia... uguale». 1-2 SIMPLIC. phys. <9 da B 26, 8>. 20-21 PLUTARCH. amat. 13 p. 756 D. Ma quando senti Empedocle dire, o amico, «e... stupito», allora bisogna pensare che parli di amore: non visibile infatti ma solo opinabile è per noi questo dio, tra quelli molto antichi. 21 CLEM. ALEX. strom. V 15 [II 335, 22]. Empedocle enumera nei princìpi anche l'Amicizia intendendo una certa forma di amore che unisce: «lei... stupito».

Duplice cosa dirò: talvolta l'uno si accrebbe ad un unico essere
da molte cose, talvolta poi di nuovo ritornarono molte da un unico essere.
Duplice è la genesi dei mortali, duplice è la morte:
l'una è generata e distrutta dalle unioni di tutte le cose,
l'altra, prodottasi, si dissipa quando di nuovo esse si separano.
E queste cose continuamente mutando non cessano mai,
una volta ricongiungendosi tutte nell'uno per l'Amicizia,
altra volta portate in direzioni opposte dall'inimicizia della Contesa.
〈Così come l'uno ha appreso a sorgere da più cose〉45*
così di nuovo dissolvendosi l'uno ne risultano più cose,
in tal modo esse divengono e la loro vita non è salva;
e come non cessano di mutare continuamente, così sempre sono immobili durante il ciclo.
Ma ascolta le mie parole: la conoscenza infatti accrescerà la mente:
come infatti già prima ho detto preannunciando i limiti delle mie parole,
duplice cosa dirò: talvolta l'uno si accrebbe ad un unico essere
da molte cose, talvolta di nuovo molte cose si disgiungono da un unico essere,
fuoco e acqua e terra e l'infinita altezza dell'aria,
e la Contesa funesta da essi disgiunta, egualmente tutt'intorno librata,
e l'Amicizia fra essi, eguale in lunghezza e larghezza:
lei scorgi con la mente e non stare con occhio stupito;
lei, che dagli uomini si crede sia insita nelle membra
e per lei pensano cose amiche e compiono opere di pace,
chiamandola con vario nome Gioia o Afrodite;
ma nessun uomo mortale la conobbe aggirantesi fra essi [elementi]:
ma tu ascolta l'ordine che non inganna del mio discorso.
Tutte queste cose sono eguali e della stessa età,
ma ciascuna ha la sua differente prerogativa e ciascuna il suo carattere,
e a vicenda predominano nel volgere del tempo.
E oltre ad esse nessuna cosa si aggiunge o cessa di esistere:
se infatti si distruggessero del tutto, già non sarebbero più;
e quale cosa potrebbe accrescere questo tutto? e donde venuta?
e dove le cose si distruggerebbero, dal momento che non vi è solitudine [vuoto] di esse?
ma esse son dunque queste [che sono], e passando le une attraverso le altre,
divengono ora queste ora quelle cose sempre eternamente eguali.

31 B 17 [88-123 K., 61-95 St.]. 1-8, 10-35 SIMP. Phys. 157, 25 ὁ δὲ Ἐ .... οὕτως ἐν τῶι πρώτωι τῶν Φυσικῶν παραδίδωσι 'δίπλ' ... ὁμοῖα'. 1-2 SIMPL. Phys.161, 14 τὰ εὐθὺς ἐν ἀρχῆι παρατεθέντα 'τοτὲ ... 315. 10] εἶναι' <9 aus B 26, 8.> 20. 21 PLUT. Amat. 13 p. 756 D ἀλλ' ὅταν Ἐμπεδοκλέους ἀκούσηις λέγοντος, ὦ ἑταῖρε, 'καὶ ... τεθηπώς', ταῦτ' οἴεσθαι χρὴ λέγεσθαι περὶ Ἔρωτος˙ οὐ γάρ ἐστιν ὁρατὸς ἀλλὰ δοξαστὸς ἡμῖν ὁ θεὸς ἐν τοῖς πάνυ παλαιοῖς. 21 CLEM. Strom. V 15 [II 335, 22 St.] ὁ δὲ Ἐ. ἐν ταῖς ἀρχαῖς καὶ Φιλότητα συγκαταριθμεῖται συγκριτικήν τινα ἀγάπην νοῶν 'ἣν ... 315. 15 App.] τεθηπώς'.

[v. 1] δίπλ' ἐρέω˙ τοτὲ μὲν γὰρ ἓν ηὐξήθη μόνον εἶναι
ἐκ πλεόνων, τοτὲ δ' αὖ διέφυ πλέον' ἐξ ἑνὸς εἶναι.
δοιὴ δὲ θνητῶν γένεσις, δοιὴ δ' ἀπόλειψις˙
τὴν μὲν γὰρ πάντων σύνοδος τίκτει τ' ὀλέκει τε,
[I 315. 20 App.] [v. 5] ἡ δὲ πάλιν διαφυομένων θρεφθεῖσα διέπτη.
καὶ ταῦτ' ἀλλάσσοντα διαμπερὲς οὐδαμὰ λήγει,
[I 316. 1 App.] ἄλλοτε μὲν Φιλότητι συνερχόμεν' εἰς ἓν ἅπαντα,
ἄλλοτε δ' αὖ δίχ' ἕκαστα φορεύμενα Νείκεος ἔχθει.

οὕτως ἧι μὲν ἓν ἐκ πλεόνων μεμάθηκε φύεσθαι
[v. 10] ἠδὲ πάλιν διαφύντος ἑνὸς πλέον' ἐκτελέθουσι,
[I 316. 5 App.] τῆι μὲν γίγνονταί τε καὶ οὔ σφισιν ἔμπεδος αἰών˙
ἧι δὲ διαλλάσσοντα διαμπερὲς οὐδαμὰ λήγει,
ταύτηι δ' αἰὲν ἔασιν ἀκίνητοι κατὰ κύκλον.
ἀλλ' ἄγε μύθων κλῦθι˙ μάθη γάρ τοι φρένας αὔξει˙
[v. 15] ὡς γὰρ καὶ πρὶν ἔειπα πιφαύσκων πείρατα μύθων,
[I 316. 10 App.] δίπλ' ἐρέω˙ τοτὲ μὲν γὰρ ἓν ηὐξήθη μόνον εἶναι
ἐκ πλεόνων, τοτὲ δ' αὖ διέφυ πλέον' ἐξ ἑνὸς εἶναι,
πῦρ καὶ ὕδωρ καὶ γαῖα καὶ ἠέρος ἄπλετον ὕψος,
Νεῖκός τ' οὐλόμενον δίχα τῶν, ἀτάλαντον ἁπάντηι,
[I 317. 1 App.] [v. 20] καὶ Φιλότης ἐν τοῖσιν, ἴση μῆκός τε πλάτος τε˙
τὴν σὺ νόωι δέρκευ, μηδ' ὄμμασιν ἧσο τεθηπώς˙
ἥτις καὶ θνητοῖσι νομίζεται ἔμφυτος ἄρθροις,
τῆι τε φίλα φρονέουσι καὶ ἄρθμια ἔργα τελοῦσι,
[I 317. 5 App.] Γηθοσύνην καλέοντες ἐπώνυμον ἠδ' Ἀφροδίτην˙
[v. 25] τὴν οὔ τις μετὰ τοῖσιν ἑλισσομένην δεδάηκε
θνητὸς ἀνήρ˙ σὺ δ' ἄκουε λόγου στόλον οὐκ ἀπατηλόν.
ταῦτα γὰρ ἶσά τε πάντα καὶ ἥλικα γένναν ἔασι,
τιμῆς δ' ἄλλης ἄλλο μέδει, πάρα δ' ἦθος ἑκάστωι,
[I 317. 10 App.] ἐν δὲ μέρει κρατέουσι περιπλομένοιο χρόνοιο.
[v. 30] καὶ πρὸς τοῖς οὔτ' ἄρ τι ἐπιγίνεται οὐδ' ἀπολήγει˙
εἴτε γὰρ ἐφθείροντο διαμπερές, οὐκέτ' ἂν ἦσαν˙
[I 318. 1 App.] τοῦτο δ' ἐπαυξήσειε τὸ πᾶν τί κε; καὶ πόθεν ἐλθόν;
πῆι δέ κε κἠξαπόλοιτο, ἐπεὶ τῶνδ' οὐδὲν ἔρημον;
ἀλλ' αὐτ() ἔστιν ταῦτα, δι' ἀλλήλων δὲ θέοντα
[v. 35] γίγνεται ἄλλοτε ἄλλα καὶ ἠνεκὲς αἰὲν ὁμοῖα.